Terapia di Coppia e Relazioni Familiari · Risorse
Il peso della solitudine: quando il desiderio di una relazione o di un legame amicale diventa un vuoto difficile da colmare
Al Centro della Psicologia · Modena · 6 minuti di lettura
Si può essere soli in mezzo agli altri, e si può stare benissimo da soli. La solitudine che pesa non è la mancanza di persone intorno: è lo scarto tra i legami che abbiamo e quelli di cui sentiamo il bisogno. Ed è un'esperienza molto più diffusa di quanto chi la vive immagini.
Solitudine e isolamento non sono la stessa cosa
L'isolamento è un fatto oggettivo: quante persone frequentiamo, quanto spesso. La solitudine è un'esperienza soggettiva: la qualità percepita dei legami. Per questo esistono persone con agende piene e un senso di vuoto costante, e persone con due amicizie vere che non si sentono sole mai. La solitudine che logora è quella cronica: quando il desiderio di una relazione d'amore, o anche solo di un'amicizia in cui essere visti davvero, resta a lungo senza risposta — e piano piano smette di sembrare colmabile.
Il circolo che si autoalimenta
La solitudine prolungata tende a mantenersi da sola, ed è questo il suo aspetto più insidioso. Chi si sente solo da tempo sviluppa spesso, senza accorgersene, una ipervigilanza sociale: entra nelle situazioni aspettandosi il rifiuto, legge segnali ambigui come conferme di esclusione, si protegge esponendosi meno — e così riceve meno occasioni di smentita. Il vuoto genera protezione, la protezione genera distanza, la distanza conferma il vuoto. Non è mancanza di volontà né un difetto di carattere: è un circuito, e i circuiti si possono interrompere.
Come si lavora sulla solitudine
Portare la solitudine in terapia non significa farsi «insegnare a socializzare». Significa, prima di tutto, avere un luogo in cui quel vuoto può essere detto senza vergogna — già questo, per molte persone, è la prima esperienza di legame autentico dopo tanto tempo. Poi si lavora sul circuito: le aspettative di rifiuto e la loro storia, le protezioni diventate gabbie, il modo in cui ci si racconta il proprio valore relazionale. E sul corpo, perché la solitudine cronica è anche uno stato fisiologico di allerta che beneficia di un lavoro di regolazione.
A volte il percorso è individuale; a volte, quando il tema riguarda una relazione che c'è ma non nutre — una coppia diventata coabitazione, una famiglia in cui non ci si parla più — il lavoro più utile è relazionale. La porta d'ingresso al Centro è unica, e la direzione si sceglie insieme.
Quel vuoto ha iniziato a pesare troppo?
Non serve aspettare che passi da solo: scrivici, ogni richiesta viene trattata in totale riservatezza.
