Benessere Integrato e Nutrizione · Risorse

L'asse intestino-cervello: perché il benessere psicologico passa (anche) attraverso la nutrizione

Al Centro della Psicologia · Modena · 6 minuti di lettura

«Sento le farfalle nello stomaco», «ho un peso sulla bocca dello stomaco», «quella situazione non la digerisco». Il linguaggio quotidiano lo sa da sempre: pancia ed emozioni parlano la stessa lingua. Oggi la ricerca spiega anche perché.

Una conversazione a doppio senso

Intestino e cervello sono collegati da una rete di comunicazione continua che i ricercatori chiamano asse intestino-cervello: viaggia lungo il nervo vago, attraverso il sistema immunitario e per via ormonale. La cosa che sorprende molti è la direzione del traffico: la maggior parte delle fibre del nervo vago non porta comandi dal cervello alla pancia, ma informazioni dalla pancia al cervello. Lo stato del nostro intestino contribuisce, momento per momento, al tono del nostro umore, ai livelli di energia e alla qualità delle risposte allo stress.

Dentro questa conversazione c'è un protagonista scoperto relativamente di recente: il microbiota, l'insieme dei microrganismi che abitano l'intestino. Il microbiota partecipa alla produzione di molecole coinvolte nella regolazione emotiva e nella risposta infiammatoria, e viene modellato ogni giorno da ciò che mangiamo, da come dormiamo e da quanto stress accumuliamo.

Quando lo stress passa dalla pancia

Chi vive fasi di stress prolungato lo racconta spesso prima con il corpo che con le parole: digestione irregolare, gonfiore, alterazioni dell'appetito — fame nervosa o stomaco chiuso —, risvegli notturni. Non è un caso: l'attivazione ripetuta della risposta di stress modifica la motilità intestinale, la permeabilità della mucosa e la composizione del microbiota, che a sua volta rimanda al cervello segnali di allerta. Si crea un circuito che si alimenta da solo, e che difficilmente si interrompe intervenendo su un solo lato.

Perché al Centro lavoriamo su entrambi i fronti

È esattamente il motivo per cui il nostro approccio integra il percorso psicologico con la nutrizione clinica e con protocolli di regolazione corporea. Nel lavoro psicologico si affrontano i carichi, i significati e le modalità con cui lo stress si è costruito; sul fronte nutrizionale ci si prende cura del terreno biologico su cui quello stress appoggia. Due competenze diverse, una sola presa in carico: la persona non deve fare da ponte tra specialisti che non si parlano, perché il coordinamento avviene dentro il Centro.

Un esempio concreto: chi arriva con ansia e disturbi gastrointestinali ricorrenti (dopo i dovuti accertamenti medici) può lavorare in parallelo sulla gestione dell'attivazione ansiosa e su un riequilibrio alimentare mirato. I due percorsi si rinforzano a vicenda — ed è questo l'intervento realmente globale che intendiamo quando parliamo di unità della persona.

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